Le neuroscienze e altre discipline come la psicologia sono sempre più interessate alla musica: ed è una certezza che nasce dalla sempre maggior mole di pubblicazioni legate ad un settore che prima riscuoteva decisamente meno attenzione.

La musica cambia la funzionalità del cervello

Che la musica vada a modificare le funzionalità del cervello è ormai una certezza. Non parliamo certo di un ascolto mordi e fuggi, ma di una prassi continua e ripetuta. Il sistema nervoso dei musicisti si abitua ad analizzare in maniera più efficace il materiale sonoro rispetto a chi della musica fa un uso saltuario.

Il ruolo della psicologia sperimentale

Un campo davvero affascinante di studio è poi quello a cui presta attenzione la psicologia sperimentale: capire perchè i musicisti compiono errori in pubblico pur suonando in maniera impeccabile quando sono soli.

Infatti non sempre un’esecuzione in pubblico è in grado di mostrare i risultati effettivi dello studio fatto e si rischia che, soprattutto i più giovani, rischiano di demotivarsi.

Ma quali sono i motivi? Si ipotizza che se non si possiede ancora abbastanza bene il brano, tutte le informazioni extra-musicali che arrivano al cervello lo distraggono portandolo all’errore. Di contro se si sa il brano alla perfezione, concentrarsi troppo sui propri movimenti rischierebbe di sottrarre il compito di controllo dei gesti alle strutture che di regola si adoperano durante movimenti motori automatici, disgregando quell’associazione di movimenti automatici che aveva sempre funzionato.

Si tratta di un interrogativo affascinante insomma, che ogni musicista arriva a porsi, e a cui la scienza sta piano piano rispondendo.